PER INES, CHE MI TORTURA

“Se il governo nato dallo ‘stato d’eccezione’ scantona dalla sua missione, aspira a farsi politico e magari pensa di trasformarsi in un rassemblement elettorale del futuro, allora c’è qualcosa che non va”. Questo è quanto scriveva poco più di un anno fa il direttore del Tempo Mario Sechi, parlando del governo Monti e della difficile fase di transizione politica post-berlusconiana. Sembra passato un secolo.

“NO AI TECNICI IN POLITICA” – Oggi lo stesso Sechi che ad un mese del giuramento del Professore, condannava a priori ogni eventuale “manovra di Palazzo” capace di trasformare i tecnici in politici è candidato al Parlamento per la lista guidata dal premier dimissionario. Scenari imprevedibili. Contraddizioni di una rapida evoluzione dei partiti e dei loro leader. Scriveva il direttore, il 23 dicembre 2011:

I partiti, caro professor Monti, fanno il loro mestiere: vanno a caccia del consenso. Lei non ne ha bisogno, per ora. Ma ha certamente bisogno dei partiti. E a loro volta i partiti hanno bisogno di lei. Fra questo governo e la politica c’è un contratto tacito: i tecnici possono salvare il Paese senza essere mai stati votati, i politici possono salvare i partiti senza rinunciare al consenso. Ma se il governo nato dallo «stato d’eccezione» scantona dalla sua missione, aspira a farsi politico e magari pensa di trasformarsi in un rassemblement elettorale del futuro, allora c’è qualcosa che non va. Ho scritto in passato che questa esperienza si può travasare nei partiti, può rinnovarli, ma se diventa una manovra di Palazzo allora c’è un problema di legittimità. Confesso di avere fiducia in una sola persona: Giorgio Napolitano. È un uomo che ha una storia dentro i partiti, ha senso delle istituzioni, ama la Patria. La transizione è storicamente necessaria, è appena iniziata, va in qualche modo guidata, ma non deve diventare il trampolino di lancio del vecchio che non serve e del finto nuovo che (non) avanza. Decidono gli elettori, non le manovre di Palazzo.

Sechi mostrerà la sua preoccupazione per la trasformazione del governo dei tecnici in politico, anche due mesi più tardi, per la precisione il 22 febbraio, parlando della strategia politica del Cavaliere:

Quella di Berlusconi potrebbe essere solo tattica, solo la volontà di non consegnare Monti alla sinistra, ma non ci sarà bisogno di attendere molto per capire se bluffa, gioca o fa sul serio. O torna la politica o Monti e i tecnici diventano la politica.

“LA RICETTA DEL GOVERNO NON E’ LIBERALE” – Il trampolino, dunque, è arrivato. La svolta di Monti c’è stata. La collaborazione dei ministri anche. Un esempio su tutti: la collaborazione (da protagonista) di Andrea Riccardi alla formazione del movimento montezemoliano di Verso la terza Repubblica. Sechi si smentisce e partecipa alla competizione dei tecnici chiamati a salvare e traghettare l’Italia fino al voto del 2013. E non è l’unica nota stonata con la linea passata, la discesa in campo nella squadra del premier dimissionario. Sechi, che di Monti – smarcandosi dal fronte dei giornali di destra composto da Panorama, Giornale, Libero, Secolo d’Italia – è sempre stato più o meno convinto sostenitore, qualche frecciata al Professore non l’ha risparmiata. Il 22 gennaio scorso, ad esempio, dalle colonne del Tempo il direttore spiegava come la ricetta del governo tecnico non potesse essere considerata liberale. Parlando dei bassi indici di libertà economica fatti registrare dal nostro Paese, Sechi scriveva:

Bene, di fronte a tutto questo che fa il governo Monti? A parole liberalizza, ma in realtà regola, controlla, certifica, pianifica e dispone per l’oggi e il domani. Istituire un’Authority per i trasporti è l’esempio più lampante del sistema di pensiero. È una visione del mondo che fa parte della biografia e dell’esperienza del premier, ma è lontana da quella di un liberale.

E ancora:

Se il governo Berlusconi non era liberale e condizionato dalla dottrina di bilancio di Tremonti e dalla sua visione colbertiana dell’economia, il programma dispiegato da Monti e dai suoi ministri è di stampo dirigista, ispirato dal dogma della regolazione in un Paese che di regole soffoca e per non morire asfissiato le aggira.

Libere critiche di un libero opinionista. Che sarà però molto più difficile riformulare nella veste di compagno di partito.

ecco, così la smetti di TORTURARMI::)

 

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4 thoughts on “PER INES, CHE MI TORTURA

  1. BASTA POLITICA ….PARLIAMO DI COSE INTERESSANTI ..CHE NE DICI DI ORGANIZZARE UN VIAGGIO IN PIU’ PERSONE SU UN CAICCO PER QUESTA ESTATE ?….(PENSO CHE PER I FIGLI SAREBBE UNA BELLISSIMA ESPERIENZA,PURE PER I GRANDI) E POI SAREBBE PURE CONVENIENTE ECONOMICAMENTE

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