Intervista a Lapo: alle primarie ho votato Renzi, poi lui si è accontentato di un piatto di lenticchie accanto a Bersani…

Non ama le sciarpe, scrive Lapo nel suo libro Lapo – Le regole del mio stile, appena uscito da Add editore ma oggi fa eccezione perchè ne indossa una “azzurro Italia”. Ma insomma più che di regole e codici, quel che emerge chiaramente dal suo libro è ben altro. E viene fuori quando ad un certo punto scrive: “Incredibile come l’immagine che ho in Italia sia così diversa da quella che ho all’estero. Là sono riconosciuto come una persona seria anche se eccentrica. Parlano di me come un imprenditore illuminato. Invece qui sono io, ma anche la mia famiglia, i flirt veri o presunti.. E satira e ironia nei miei confronti sono scatenate”.

 

italy

 

Ecco la domanda è: sembra che con questo libro voglia mettere i puntini sulle “i”. Dire, il mio stile è questo ma guardate oltre, oltre lo stile c’ è di più.

“La sua sensazione è vera. Mio malgrado, o sfortunatamente, viviamo in un paese in cui conta l’apparenza ma lo stile non è apparire, è essere. E chi si è, fa parte di un percorso interiore che ognuno di noi fa. Io volevo costruire la mia personalità al di fuori della famiglia. E con tutta la stima e il rispetto per la mia famiglia, il libro è firmato Lapo non Elkann. Non è un libro elitario e io non sono persona elitaria. Non è incentrato solo sul gessato e i jeans, è più profondo. Ha ragione. Io ho fatto un gran lavoro su di me, per accettarmi in ciò che sono di giusto e di sbagliato. Oggi mi voglio bene per come sono e per chi sono, con i miei pregi e difetti. E allo stesso tempo amo il bello. Vorrei rendere tutto più bello. In questo paese il bello è ovunque. Non voglio far polemica ma la piccola e media impresa oggi non è aiutata né dalle banche né dal governo. E io con le mie aziende sono uno di questi piccoli-medi imprenditori. La nostra difficoltà è enorme. E c’ è difficoltà perché spesso chi è al potere in questo paese vuole solo preservarlo”.

Lei voterà?

“Si. E sono preoccupato. E’ la prima volta che lo dico”.

Ma non la prima volta che vota.

“A 18 anni ho preso la cittadinanza italiana. Pago le tasse in Italia, le mie aziende sono in italia, non ho holding in Lussemburgo. Sono pulito e trasparente. I miei vizi e le mie virtù son conosciuti da tutti. A volte le mie virtù non le raccontano, mentre i miei vizi li raccontano sempre con piacere. Molti imprenditori parlano di Italia poi la spremono come un limone. Per me l’Italia è una torta da costruire assieme. A differenza di altre persone che sono in posizione di potere, io non sono una persona di potere ma penso di poter fare. Assieme agli altri. Il mio è lavoro di squadra”.

Insomma, ritornando a quel che si diceva prima. Questo libro è un “pretesto” per far parlare l’altro Lapo, l’imprenditore che in Italia passa per dandy.

“Per certi è congeniale e pratico farmi passare per una persona leggera. Perché così è facile per loro non farmi accedere a certe posizioni o lavori sui quali uno può fare un certo impatto e fare la differenza. E’ comodo far passare questa immagine di me. Ma la realtà dei fatti è un’altra. Il mio eclettismo e la mia eccentricità incanalati in una giusta direzione sono motori vincenti per la crescita dell’impresa e dell’innovazione. E le mie aziende crescono, anche se son piccole. Perché siamo inventivi. E dentro c’ è contaminazione. Non sono quello che semplicemente mette abiti colorati e ride e scherza. E ha macchine divertenti. Ma queste cose divertenti sono possibilità di fatturato, per l’azienda delle auto. Mi annoia la mediocrità di certe tipologie di persone che lavorano in certe aziende e non capiscono che il mondo sta cambiando. Oggi il cliente, che sia su un accendino o un frigo o un abito, sta andando verso la customizzazione, verso il su misura..Il tesoro dell’Italia è la tradizione. Se a questa aggiungi innovazione e personalità dai la possibilità di far crescere il fatturato. Per questo dico: “svegliamoci e svecchiamoci e smettiamola di farci prendere per il culo. Mi sono rotto le scatole come cittadino di quelli che mi fanno la morale quando questi sono i peggiori peccatori”.

A chi si riferisce?

“Alla situazione in generale. A capi di impresa che parlano di etica e non ne hanno, come certi politici, cardinali e preti. A me fa sorridere che mi giudichino e mi puntino il dito mentre su determinati temi certa gente che fa peggio di me rimane al potere. E ci rimane senza meriti. Questa gente noi la paghiamo. Ma rimangono perchè sono burattini”.

Ha speranza che le elezioni politiche possano cambiare qualcosa?

“Oggi nelle posizioni importanti non mettono chi è capace ma chi fa comodo. Io che sono un giovane e che sogno non verrà preso perchè son più bravo, perchè in Italia pigliano chi più comodo. E chi è più manovrabile, cosa che non premia le capacità. E questo è amorale e mi dà fastidio. E mi sta sui coglioni come italiano. Io amo la giustizia. Anche se va contro di me, perchè se c’è uno più bravo di me che ha talento, mi va bene”.

Dicevamo le elezioni.

“Mi vien da piangere. Mi vien da pensare alle primarie di sinistra”.

Ha partecipato?

“Si. Ho votato Renzi. C’era la possibilità che ci fosse una figura giovane e nuova ed invece è stato trombato. E si è accontentato di un piatto di lenticchie a fianco di Bersani. Però ha avuto l’eleganza e la coerenza di rispettare ciò che ha detto, a differenza di tutti gli altri. Mi piace anche la coerenza di Oscar Giannino. Il che non vuol dire che lo voterò. Ma ha la coerenza che non vedo in Monti e per certi versi nemmeno in Bersani. Non in Berlusconi. Monti lo rispetto per quel che ha fatto, gli porto rispetto come professore ma oggi per quel che avevo detto prima di salire in politica gli porto meno rispetto”.

E Berlusconi?

“Non mi fa ridere. E’ probabilmente quello più perspicace e capace. E astuto. Nel carpire e capire gli umori e malumori del paese. Probabilmente è una persona intelligente, ma la sua intelligenza non è usata per costruire. Non lo ha fatto quando ha potuto. E quindi tendo a non credere a quello che dice: è un sogno non è la realtà. Visto la miseria del paese, molte persone ci crederanno alla vendita di quel sogno”.

Berlusconi non fa campagna elettorale, fa una televendita?

“Esatto. Bersani è una persona seria. Ma dietro di lui c’è Vendola, un po’ di paura fa”.

Paura?

“Certo. Io le parlo come Lapo, non come famiglia. O come Fiat. Io non so quanto sia bravo Renzi, ma a Firenze ha fatto cose buone. Speravo in lui per poter dare una mossa al paese. Ha un’ottima parlantina e sa comunicare. Ma lui, Bersani e Vendola non li vedo molto bene assieme. E’ un’insalata russa”.

Ma Renzi sa di aver avuto Lapo dalla sua parte?

“No. Non glielo ho detto perchè non volevo essere strumentalizzato”.

Come stile, Renzi approvato?

“Mi piace la sua dialettica. Ciò che ha detto ha fatto e in politica non è poco. Il suo accento toscano mi è simpatico. Non andiamo d’accordo sul calcio… vabbè. Ma ha uno stile moderno. L’abito blu con camicia bianca aperta è un modo rispettoso di essere elegante. Non fa finta di essere sportivo e non è studiato”.

E gli altri politici in quanto a stile, come son messi?

“Farebbero bene a imparare l’inglese, intanto. Con tutta umiltà, dico che non è possibile non parlare più di una lingua. Mi attaccano per i miei congiuntivi creativi e ci mancherebbe perchè di lingue io ne parlo cinque”.

L’Italia dentro o fuori l’Europa, per Lapo?

“Le modalità con le quali l’Europa è gestita non sono delle migliori. Il problema è che non c’è un governo centrale. E non ci sono le frontiere aperte per davvero. L’Europa deve diventare una macchina da guerra che funzioni. Oggi l’Europa dal punto di vista economico è Germania”.

Nel libro dice che si sente progressista.

“Qui in Italia è difficile definirsi. Se fossi in America direi sono democratico, anche se ho lavorato per un repubblicano, Kissinger”.

A quale politico rifarebbe il look?

“Il mio sogno sarebbe quello di lavorare sul rilancio dell’Italia, cosa che farei a costo zero, se non ci fossero giochini politici. Perché all’Italia ci tengo davvero. Non sono opportunista. Non mi interessa la politica. Più che rifare look ai politici rifarei i simboli che sono tutti legati agli anni ’80”.

Bersani e Vendola, dia a loro qualche consiglio.

“Vendola non m divertirebbe. Mi divertirebbe lavorare con Bersani e Berlusconi. E con Rosy Bindi”.

Che consigli le darebbe?

“La renderei più mamma e meno zia. Meno Olivia di Braccio di Ferro. E’ simpatica. Ma il lato toscano è un pregio e ogni tanto lo nasconde. Un’altra, la Bonino: donna cazzuta. Ma a volte troppo radical chic, ha un look ricercato. Con le sue capacità, potrebbe essere un filo più popolare e meno elitaria. Potrebbe essere un valore per lei. La Santanchè: anche lei è determinata, si sa vestire, sembra sempre uscita dalla passerelle, anche lei la vedrei più popolare e meno elitaria. Lei ha un’ eleganza chic, borghese-milanese, che va benissimo. Ma è più populista del look che mostra. Ma ripeto vorrei lavorare sul branding dei partiti, su tutta la comunicazione, dalle locandine al marketing. Anche perchè è in questo che son competente. Sa cosa mi dà fastidio? Che quando sono partito cinque anni fa con la mia azienda avevamo un budget di un milione di euro. Ma nessuno ci crede, venendo dalla famiglia da cui provengo. Tutto il mio lavoro viene preso con leggerezza”.

Ma le sue donne hanno complessi di inferiorità rispetto a lei?

“Ma certe erano più eleganti di me, sia interiormente che esteriormente. Non faccio nomi perchè non è gentile. Ma sono grato a tutte. I momenti più brutti li ho superati grazie alle donne che ho avuto al mio fianco. Ma la realtà è che non sono un uomo semplice. So quello che voglio e quello che non voglio. E poi sono uno che ha il pregio e difetto di annoiarsi in fretta. Per costruire un rapporto invece ci vuole tempo”.

In compenso scrive di aver imparato a dominare i suoi demoni interiori.

“Certo. I demoni sono creatività ma sono anche distruzione, se non li sai gestire. E io sono arrivato a imparare a gestirli. Bisogna volersi conoscere. E accettarsi. Se poi mi si domanda se sono contento rispondo sempre no. Io sono condannato ad essere eternamente insoddisfatto. Anche come imprenditore. Ecco perchè mi dispiace che in politica manchi la visione. Vorrei che qualcuno vendesse un sogno ma che fosse serio; fatto di speranza. Per costruire davvero questo paese”.

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